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"Ho 36 anni. Sono già in ritardo?"
È una delle prime domande che molte donne mi rivolgono durante una consulenza preconcezionale.
A volte viene pronunciata con un sorriso.
Più spesso con una certa preoccupazione.
Negli ultimi anni l'età in cui si sceglie di avere un figlio è aumentata in modo significativo. I motivi possono essere molti: il percorso di studi, il lavoro, la stabilità economica, il desiderio di trovare il momento giusto o semplicemente la storia personale di ciascuna coppia.
Eppure basta superare la soglia dei 35 anni perché inizino ad arrivare consigli non richiesti, informazioni contrastanti o messaggi allarmistici.
La domanda allora diventa quasi inevitabile:
"Sto aspettando troppo?"
La risposta, come spesso accade in medicina, non è un semplice sì o no.
Perché si parla proprio dei 35 anni?
I 35 anni non rappresentano una "data di scadenza" della fertilità.
Sono una soglia utilizzata nelle linee guida perché, da questo momento in poi, la probabilità di concepimento spontaneo tende a diminuire più rapidamente rispetto agli anni precedenti.
Con l'età, infatti, cambiano soprattutto due aspetti:
- la quantità degli ovociti disponibili (riserva ovarica);
- la qualità degli ovociti.
Questi cambiamenti sono fisiologici e fanno parte dell'invecchiamento dell'apparato riproduttivo.
Ma è importante ricordare una cosa.
Le statistiche parlano di popolazioni, non raccontano la storia della singola donna.
Ci sono donne che concepiscono spontaneamente a 39 anni e altre che incontrano difficoltà molto prima.
Per questo motivo è fondamentale evitare confronti con le esperienze delle altre persone.
L'età è importante, ma non è tutto
Quando si parla di fertilità si tende a concentrarsi quasi esclusivamente sull'età femminile.
In realtà la probabilità di ottenere una gravidanza dipende dall'insieme di molti fattori.
Tra questi:
- stato di salute generale;
- regolarità dell'ovulazione;
- eventuali patologie ginecologiche (come endometriosi o sindrome dell'ovaio policistico);
- qualità del liquido seminale;
- stile di vita della coppia;
- fumo e consumo di alcol;
- peso corporeo;
- qualità del sonno;
- alcune patologie croniche.
Per questo motivo non ha senso valutare la fertilità basandosi esclusivamente sull'età anagrafica.
Quando è consigliabile chiedere una consulenza?
Le linee guida internazionali suggeriscono di rivolgersi a un professionista quando:
- hai meno di 35 anni e la gravidanza non arriva dopo 12 mesi di rapporti regolari non protetti;
- hai 35 anni o più e sono trascorsi circa 6 mesi;
- hai più di 40 anni e desideri iniziare una ricerca di gravidanza.
Esistono però situazioni in cui è utile anticipare il confronto, indipendentemente dall'età.
Ad esempio in presenza di:
- cicli molto irregolari o assenti;
- diagnosi di endometriosi;
- sindrome dell'ovaio policistico;
- interventi chirurgici ginecologici;
- aborti spontanei ricorrenti;
- malattie croniche che richiedono terapie continuative;
- precedenti trattamenti oncologici;
- fattori maschili già noti.
Una consulenza precoce non significa che ci sia necessariamente un problema.
Significa semplicemente scegliere di partire con le informazioni più corrette.
Cosa succede durante una consulenza preconcezionale?
Molte coppie immaginano una lunga lista di esami.
In realtà il primo passo è quasi sempre l'ascolto.
Durante una consulenza è possibile parlare di:
- storia ginecologica e ostetrica;
- caratteristiche del ciclo mestruale;
- eventuali patologie;
- farmaci assunti;
- stile di vita;
- alimentazione;
- attività fisica;
- vaccinazioni;
- integrazione con acido folico;
- conoscenza della finestra fertile;
- eventuali esami già eseguiti.
L'obiettivo non è trovare un problema a tutti i costi.
L'obiettivo è capire se esistono elementi modificabili che possano favorire una gravidanza in salute.
I falsi miti più comuni
"Dopo i 35 anni è troppo tardi."
No.
La fertilità diminuisce gradualmente, ma moltissime donne concepiscono spontaneamente dopo i 35 anni.
La consulenza serve proprio ad affrontare questa fase con informazioni realistiche, senza inutili allarmismi.
"Se gli esami sono normali rimarrò sicuramente incinta."
Purtroppo no.
Gli esami aiutano a valutare alcuni aspetti della fertilità, ma non possono prevedere con certezza quando arriverà una gravidanza.
"Conta solo l'età della donna."
No.
La fertilità è una caratteristica della coppia.
Anche la salute riproduttiva maschile merita attenzione e, in circa il 40-50% delle difficoltà di concepimento, è presente un fattore maschile, da solo o associato a quello femminile.
Cosa puoi fare concretamente già da oggi
Esistono piccoli gesti che possono aiutarti a preparare il corpo a una futura gravidanza.
Ad esempio:
✔ assumere acido folico secondo le indicazioni del professionista;
✔ seguire un'alimentazione varia ed equilibrata;
✔ praticare regolarmente attività fisica;
✔ evitare il fumo;
✔ limitare il consumo di alcol;
✔ dormire a sufficienza;
✔ mantenere un peso corporeo adeguato;
✔ imparare a conoscere il proprio ciclo mestruale;
✔ dedicare attenzione anche alla salute del partner.
Nessuna di queste strategie garantisce una gravidanza.
Ma tutte contribuiscono a creare le condizioni migliori per affrontare il percorso.
Le domande che ricevo più spesso
Dopo i 35 anni posso ancora avere una gravidanza spontanea?
Sì. Molte donne concepiscono spontaneamente dopo i 35 anni. L'età riduce progressivamente la probabilità di gravidanza, ma non la elimina.
È utile dosare subito l'AMH?
Non per tutte le donne. L'ormone antimulleriano (AMH) può essere uno strumento utile in alcune situazioni, ma va interpretato insieme alla storia clinica e ad altri elementi. Non misura da solo la fertilità né predice con certezza la possibilità di ottenere una gravidanza spontanea.
Devo fare subito tutti gli esami?
No. Gli eventuali approfondimenti vengono proposti in base alla storia clinica della coppia e alle indicazioni delle linee guida.
L'uomo dovrebbe fare una valutazione?
Sì.
La fertilità riguarda la coppia e non solo la donna. Anche lo stile di vita e la salute del partner hanno un ruolo importante.
Dalla mia esperienza di ostetrica
Durante le consulenze preconcezionali mi capita spesso di incontrare donne che arrivano con una domanda precisa e una paura ancora più grande.
La domanda è:
"Sto facendo tutto quello che posso?"
La paura, invece, è quella di aver aspettato troppo.
Quello che cerco sempre di trasmettere è questo.
La consulenza preconcezionale non serve a dire se una donna è "in ritardo".
Serve a darle gli strumenti per affrontare il proprio percorso con maggiore consapevolezza.
Perché conoscere il proprio corpo è molto diverso dal viverlo con ansia.
Porta con te questo pensiero
Non lasciare che un numero racconti tutta la tua storia.
L'età è un dato importante.
Ma non racconta i tuoi sogni.
Non racconta il tuo stato di salute.
Non racconta il tuo percorso.
Se senti che è arrivato il momento di fare chiarezza, concediti il tempo di parlarne con un professionista.
La conoscenza non aumenta la paura.
La trasforma in consapevolezza.
Se desideri un confronto
Ogni percorso di ricerca della gravidanza è diverso.
Se desideri programmare una consulenza preconcezionale, chiarire i tuoi dubbi o capire quali siano i passi più adatti alla tua situazione, sarò felice di accompagnarti con un approccio basato sulle evidenze scientifiche e costruito intorno alla tua storia.
Bibliografia essenziale
- ESHRE Guideline – Recurrent Pregnancy Loss and Fertility Assessment
- ASRM Committee Opinion – Fertility Evaluation of Infertile Women
- NICE Guideline CG156 – Fertility Problems: Assessment and Treatment
- WHO – Preconception Care: Improving Maternal and Child Health
- FIGO – Recommendations on Preconception Care

Se pensi che io possa esserti utile contattami, ti aspetto!
Sono a Bernareggio (provincia di Monza e Brianza).
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